Il cibo prodotto dall’agricoltura sociale è uno smartfood


Il cibo prodotto dall’agricoltura sociale è uno smartfood che oltre alla funzione alimentare crea valori economici, sociali e ambientali. Lo smartfood è un esempio di co-produzione di valori privati e pubblici, economici e sociali che implica anche il co-disegno tra le molteplici persone coinvolte: imprese, consumatori, cittadini, partecipanti, famiglie, operatori dei servizi. Riconoscere lo smartfood è oggi difficile se non impossibile, ma ricerca ed esperienze sul territorio ci dicono che esiste.

1kg di prodotti biologici provenienti da agricoltura sociale, è in grado di creare: valore pubblico (7 minuti di lavoro inclusivo di persone a bassa contrattualità, con un’efficacia di risultati superiore rispetto a pratiche ordinarie di servizio; un risparmio connesso di spesa pubblica pari a 0,74 € rispetto al costo di servizi ordinari), valore per i consumatori (0,70 € di risparmio rispetto a prodotti equivalenti di agricoltura biologica nelle catene della distribuzione, grazie alla filiera corta che coinvolge le stesse persone a bassa contrattualità), valori privati (un margine di 0,30 €/kg per il progetto al netto dei costi). Questi i recenti risultati citati dal prof. Francesco Di Iacovo dell’Università di Pisa e confermati dalle testimonianze delle imprese agricole presenti.
E’ importante creare un rapporto duraturo fra imprese e co-produttori (come lo stesso Carlin Petrini ama chiamare i soci Slow Food) e mettere la rete di Slow Food al servizio dell’agricoltura sociale quando questa crea innovazione positiva attraverso il cibo” secondo Francesca Rocchi, Vice presidente Slow food Italia.
Le pubbliche amministrazioni possono fare molto, in particolare evitando di frustrare l’innovazione, contribuendo a delimitare il campo delle regole operative ed aumentando drasticamente la quantità e qualità dell’informazione intorno all’agricoltura sociale” afferma Carlo Hausmann, Assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio. “I marchi gestiti dal settore pubblico hanno fatto fiasco e lo si vede dal fatto che non danno nessun valore aggiunto in più: il prodotto non si vende più caro e non si vende più facilmente”.
Roberto Weber, Istituto Ixè, ricorda una regola aurea a cui lo smartfood e l’agricoltura sociale certo non sfuggono: l’idealità, le cose belle e le cose buone, non sono delle cose che uniscono, sono cose che dividono; chi è portatore di una visione che in qualche modo è destinata a spostare, non va bene. La chiamano narrazione – è propaganda, è sempre esistita – comunque, la narrazione quotidiana ed i valori correnti sono altri, smartfood e agricoltura sociale sono processi “contro-corrente”. A ciò si aggiunge che il soggetto pubblico, per sua natura, non sa riconoscere l’innovazione.
Gli unici soggetti in grado di comprendere ed apprezzare l’innovazione rappresentata dallo smartfood, secondo AiCARE, sono le imprese attive e la società civile. Nel corso di questi ultimi 10 anni, in iniziative di animazione e accompagnamento alle imprese e agli enti (visite-studio, ricerche sul campo, giornate di formazione premi nazionali) l’Università di Pisa ed AiCARE, hanno incontrato oltre 600 attori dell’agricoltura sociale. Anche per ovviare ai blocchi che rallentano l’innovazione, è forse oggi necessario stimolare il cambiamento mediante un coinvolgimento più attivo delle comunità locali, dei consumatori, delle associazioni attive sui diritti delle persone. I Buoni Frutti, come marchio etico, nasce proprio per rendere riconoscibile al coproduttore lo smartfood e per agevolarne la crescita e la diffusione accompagnando nuove pratiche di agricoltura sociale in un percorso spesso articolato. Attraverso un modello collaudato, nato dall’unione del patrimonio di conoscenze dell’Università di Pisa e di AiCARE, è oggi possibile per un’impresa agricola “convenzionale” trasformarsi con successo in produttore di smartfood.
A conclusione le parole chiave regalate da relatori e platea sono state #cibocivile #parteCIBOazione #responsabilità #smartfood e soprattutto: #resistere #farerete #studiare e #rompereicoglioni.

L’Aquila, 9 luglio 2017

contatti: posta@aicare.it
www.aicare.it